ANCORA SUGLI SPRECHI DI DENARO PUBBLICO NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE IN CALABRIA
A cura di Andrea Gualtieri
Quotidiano della Calabria, 9 febbraio 2009

La sua ultima battaglia si chiama flexsecurity ed è un progetto di legge per istituire un nuovo regime di protezione del lavoro. Ma Pietro Ichino, giuslavorista notissimo anche tra i non addetti ai lavori, bersaglio dichiarato delle Brigate rosse, editorialista del Corriere della Sera e senatore del Pd, è riuscito a scuotere anche il dibattito calabrese. Il suo intervento sul programma stage, poi ribattezzato “superstage” o “stage dei cervelloni”, ha denunciato il perpetrarsi di «un antico e mai superato difetto delle politiche del lavoro praticate da decenni nel Mezzogiorno». E dire che il Consiglio regionale aveva presentato come un vanto il progetto che metteva a disposizione dei laureati più qualificati 6 milioni di euro per 250 voucher formativi, ciascuno per l’importo di mille euro al mese per 24 mensilità. Un programma che prevede 1.500 ore di formazione annue impartite dalle università e una serie di tirocini teorico-pratici presso enti pubblici calabresi che abbiano dato la loro disponibilità. Al termine di questo percorso che viene definito “di alta formazione” e che è seguito in tutte le sue fasi dagli atenei in raccordo con il Consiglio regionale, a ciascun partecipante verrà riconosciuto un credito formativo accademico analogo a quello assegnato per un master di secondo livello. «Offriamo un’opportunità ai giovani, sosteniamo il sistema universitario e ci sforziamo di migliorare la qualità dei servizi della pubblica amministrazione» ha dichiarato gonfiando il petto il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova. Niente affatto, secondo Ichino.


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